Le storiche trattorie di Padova che valgono ancora la pena

Pubblicato il 9 febbraio 2026

Le storiche trattorie di Padova che valgono ancora la pena

Esistono ancora posti a Padova dove il menù cambia ogni giorno e non si scansiona con il qr code, ma te lo racconta il cameriere a voce, dove gli arredi hanno più storie da raccontare di chi ci mangia dentro? Sì, eccome. Ti porto alla scoperta di otto trattorie e osterie in cui gustare la cucina tradizionale padovana di un tempo. Il brunch lo farai domani; oggi è tempo di bigoli, trippe, fagioli in tocio e ombre de vin. Salute!

All’Appiani



Il nostro tuffo nel passato comincia dal bar e trattoria All’Appiani, a pochi passi da Prato della Valle. In attività dal 1962, fu molto frequentata dai giocatori del Calcio Padova, complice la vicinanza con l’omonimo vecchio stadio cittadino. E lo si vede dalle pareti, dove sono appesi quadri e fotografie d’annata. Ma non solo: qui tutto, dagli arredi alla cortesia del personale, sembra essersi fermato agli anni Ottanta. Cosa troverai qui? Dipende. Niente menù cartacei ai tavoli, per non parlare dei qr code; l’unica cosa da fare è chiedere al cameriere, che ti illustrerà a voce «quello che è disponibile oggi». Un consiglio? Il loro baccalà alla vicentina con polenta è degno di un assaggio. E un’ultima accortezza: la trattoria è aperta solo a pranzo, dalle 12 alle 14.30, esclusa la domenica.
All’Appiani, corso Vittorio Emanuele II, 93, Padova – Tel. 049 8802598

Da Nane della Giulia

Benvenuti in una delle osterie più antiche della città. E di chi parliamo se non della trattoria Da Nane della Giulia? La prima licenza ufficiale di questo locale è datata 1870, anche se si presume che fosse attivo già prima. Tra gli anni Quaranta e gli anni Sessanta, il gestore era un tale Giovanni, detto “Nane”, sposato con Giulia. Per riferirsi all’osteria, i clienti erano soliti dire: “’Ndemo da Nane dea Giulia”, un’espressione da cui è derivato poi il suo nome attuale. Lingua di manzo, pasta e fasoi, bigoli al ragù d’anatra, seppie e bocconcini di asino, entrambi serviti con polenta: ecco alcuni dei piatti della tradizione veneta che potrai assaggiare qui, circondato dalla luce soffusa delle candele, presenti a ogni tavolo. Data la sua fama, Da Nane della Giulia è molto frequentato: non dimenticarti di prenotare!
Da Nane della Giulia, via Santa Sofia, 1, Padova – Tel. 049 660742

Ai Scarponi



Se cerchi un locale intimo, con pochi posti a sedere, in pieno centro ma abbastanza defilato da farti dimenticare il caos cittadino, l’osteria Ai Scarponi è esattamente quello che fa per te. Qui, oggi come sessant’anni fa, sono davvero tutti i benvenuti: turisti curiosi, habitué del quartiere e, un tempo, anche operai a fine turno. Non è un caso. L’osteria sorgeva a due passi dalla torrefazione Breda e da numerose botteghe artigianali, diventando la tappa fissa dei lavoratori che, ancora con gli scarponi ai piedi, si fermavano per un immancabile “goto de vin”. Ed è proprio da lì che nasce il nome del locale, che di autenticità se ne intende. Piccolo è piccolo sul serio: una ventina di coperti, circa venticinque, quindi sì, la prenotazione è praticamente obbligatoria (puoi farla comodamente anche online dal loro sito). Una volta seduto, il consiglio è uno solo: non lasciarti sfuggire gli spunciotti. Quelli al baccalà mantecato, in particolare, sono l’ideale per dare il via alla tua cena all’insegna della cucina veneta più autentica.
Ai Scarponi, via Cesare Battisti, 138, Padova – Tel. 049 8171285

San Pietro



Si chiama trattoria San Pietro e dove poteva sorgere se non in via San Pietro? Qui, a due passi da corso Milano, trovi piatti semplici e fedeli alla tradizione padovana, un’atmosfera raccolta e rilassata al punto giusto e uno staff amichevole, sempre pronto a darti una mano nella scelta (sì, anche quando sei indeciso da dieci minuti). Il risultato è quello di un’osteria di una volta, una di quelle che resistono stoicamente all’inesorabile scorrere del tempo e alle mode passeggere. Il menù segue le stagioni, altra solida garanzia di qualità: quindi no, non cercare il radicchio ad agosto, non lo troverai (giustamente). Un piatto su tutti? La loro pasta fresca, senza ombra di dubbio.
San Pietro, via San Pietro, 95, Padova – Tel. 049 8760330

Dal Capo



Dopo una visita al Duomo, una capatina all’antica osteria Dal Capo – attiva dal lontano 1936 – è praticamente obbligatoria. Il nome arriva da un ex capo tranviere che, una volta andato in pensione, decise di aprire una mescita di vini chiamata “Vini Dal Capo”. Col tempo, ai calici si sono aggiunti anche gli immancabili “spunceti”, facendo la felicità (e la sopravvivenza) di generazioni di studenti universitari. Oggi Dal Capo continua a raccontare la cucina veneta più autentica, quella senza fronzoli ma con tanta sostanza, grazie a piatti come il coniglio alla padovana, le trippe alla veneta e il “musso in tocio”. Come molte altre trattorie di questa lista, anche qui i coperti sono pochi, pochissimi: traduzione pratica? Prenotare è caldamente consigliato.
Antica Osteria Dal Capo, via degli Obizzi, 2, Padova – Tel. 049 663105

Dai Tosi




Spostiamoci ora all’Arcella, dove si trova l’osteria Dai Tosi, un vero e proprio punto di riferimento per i ragazzi del quartiere di un tempo, i “tosi”. Che sia un locale storico non è in discussione: nel 2030, infatti, spegnerà ben cento candeline. Una quarantina di posti all’interno e altrettanti all’esterno, offre specialità come fagioli in tocio, parmigiana di melanzane, frittura di pesce con polenta, tagliate, il tutto annaffiato da vini e birre rigorosamente sfusi. A pranzo c’è anche un menù fisso a 16 euro. Dal 26 gennaio di quest’anno, è subentrata una nuova gestione, che ha promesso di mantenere gli stessi piatti legati alla tradizione veneta, per non tradire né deludere i tanti clienti storici affezionati all’osteria.
Dai Tosi, via Gaetano Donizetti, 2, Padova – Tel. 320 5518688

Dalla Mora



Restiamo fuori dal centro, direzione Voltabarozzo, più precisamente alla trattoria Dalla Mora, detta anche “Ciavarina”. Un nome curioso che, come raccontano loro stessi sul sito, «deriva dai capelli scuri della fondatrice e dal soprannome del marito, appartenente alla famiglia dei “Ciavarini”». Il locale riempie stomaci affamati dal 1915, offrendo piatti tipici della tradizione veneta. La specialità indiscussa? La carne di cavallo. Ma non preoccuparti, se i prodotti equini non fanno per te, il menù è pieno di grandi classici come bigoli al ragù d’anatra, pasta e fagioli, baccalà, seppie in umido e una bella selezione di tagliate. E ok, lo so, adesso fa freddo, ma tieni a mente questo dettaglio per tempi migliori. Dalla Mora si affaccia sulle acque del lungargine dello Scaricatore e dispone di ampi spazi all’esterno, riparati da un pergolato di viti: promemoria mentale per una cena all’aperto non appena le temperature si alzano un po’.
Dalla Mora, Lungargine Sabbionari, 13, Padova – Tel. 049 750228

Antica Trattoria Bertolini




Chiudiamo questa carrellata con una chicca che in materia di storia e tradizione ha sicuramente molto da dire: l’Antica Trattoria Bertolini, nel quartiere di Altichiero, fondata nel 1849. Un bel traguardo che la rende uno dei ristoranti più antichi della città (dopo Caffè Pedrocchi, naturalmente). Come gli altri due locali appena fuori dal centro, qui i coperti aumentano rispetto alle osterie “cittadine”: parliamo di circa 130 posti a sedere. È l’ideale anche per un pranzo di lavoro, data la sua vicinanza con un’uscita della tangenziale. Offre specialità della tradizione regionale, come polenta con fughi, grana e sopressa, bigoli al ragù bianco e radicchio tardivo gratinato con gorgonzola. E se dopo cena non hai voglia di rimetterti in macchina, nessun problema: proprio accanto alla trattoria sorge anche un residence, perfetto per fermarsi a dormire qualche notte.
Antica Trattoria Bertolini, via Altichiero, 162, Padova – Tel. 049 600357
 
Foto interne tratte dalle pagine social dei locali citati.
Foto di Osteria Dai Tosi concesse dal proprietario.
Foto di copertina tratta dalla pagina Instagram di Osteria Ai Scarponi.

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scritto da:

Bianca Bettio

Da bambina sognavo di diventare una scrittrice o una cassiera; quando ho scoperto che la matematica non faceva per me mi sono lanciata sui libri. Dopo un Erasmus a Helsinki e un master a Bologna, sono tornata in Veneto. Qui osservo, ascolto e scrivo di ciò che fa stare bene.

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