Momento nostalgia: alcuni locali pilastro della vita veneziana che abbiamo salutato negli ultimi dieci anni
Pubblicato il 25 ottobre 2026
2night è una testata che si occupa di dare qualche consiglio, suggerimento a proposito dei locali a Venezia. Possibilmente posti che valgano la pena, che non siano la solita trappola per turisti e che possano regalare una bella esperienza, un invito a qualcosa di diverso. Ma questo articolo sarà un’altra cosa. Non potrai andare a provare nessuno di questi locali, non potrai farci le foto, non potrai farci proprio niente. Perché questo pezzo è dedicato ad alcuni di quei locali che negli ultimi anni hanno salutato la laguna, sempre più mangiata da un turismo di massa che fa male. Posti che hanno significato qualcosa, posti dove abbiamo passato serate intere, posti che consigliavamo, posti dove un pezzettino di quella venezianità che tanto ricerchiamo si è persa per sempre. Alcuni di questi luoghi, a onor del vero, esistono ancora ma in un modo completamente diverso, senza davvero nulla a che fare con ciò che era prima, con ciò che, almeno per qualcuno, l’aveva reso un pezzo di cuore. Ecco quindi una manciata di posti a cui portiamo un piccolo omaggio, a cui lasciamo un grandissimo abbraccio e un sorriso malinconico.

Dopo circa vent’anni di attività, verso la fine del 2024 ha chiuso uno dei pezzi più importanti della Fondamenta, precisamente degli Ormesini, il Profondo Rosso Spritz Bar, detto da tutti “da Fifo” per il suo iconicissimo titolare. Un baretto piccolo, tutto fuori che raffinato e a dirla tutta nemmeno pulitissimo, ma che aveva radunato attorno a sé una grande comunità di tutta gente che abitava il quartiere. Alternativo ma senza prendere di esserlo, senza alcuna posa, quasi sempre con musica rock o punk (che poi, e questo non era dato saperlo, potevi “segretamente” collegarti alla rete wi-fi e decidere che musica mettere tramite Youtube) e con i tavolini fuori che all’ora del tramonto garantivano la vista sul tramonto “più bello di Venezia”, come qualcuno amava dire. Era uno degli ultimi locali della Fondamenta, dove i turisti sì arrivavano ma in minoranza, dove se decidevano di stare era perché lasciavano la maschera del turista per prendere quella del viaggiatore. Impagabile, poi, un’uscita organizzata dal locale con tanto di noleggio di una corriera per andare a un concerto a Bologna.
Il re dei locali notturni a Venezia dell’ultimo decennio sono stati i Biliardi. Recentemente tributato, sebbene non fosse il “vero” locale, nel premiatissimo film Le Città di Pianura (otto David di Donatello 2026), si trovava in Fondamenta Cannaregio, vicinissimo al Ponte delle Guglie, imboscato in una calletta che andava all’interno. Era quel locale dove tutti andavano per la seconda serata, in genere dopo la mezzanotte o l’una. Ovviamente c’erano i biliardi dove giocare, un calcetto, ma quell’ampio spazio all’interno sembrava una specie di salotto di anni passati particolarmente decadenti. Talvolta erano organizzati anche concerti o dj set, e se si voleva ballare fino al mattino a Venezia era il sicuramente il posto dove poterlo fare. Sala fumatori, prezzi sempre tutto sommato popolari, era quel locale dove quando entravi per “fare l’ultima” poi in realtà non sapevi mai quando uscivi. Tantissimi ricordi, anche se decisamente annebbiati, per chiunque abbia vissuto Venezia in quegli anni. Ha chiuso i battenti nel 2018 o su per giù.

Uno dei pub storici di Venezia, chiuso nel 2023 dopo decenni di attività. L’Inishark era un pub irlandese di quelli un po’ nascosti, anche con un fascino un po’ ombroso, un po’ al contrario dell’Irish Pub in Strada Nuova che si trova in una direttiva principale e in cui lo spazio e l’atmosfera sono decisamente ariosi. L’Inishark faceva angolo in una calle vicino a Campo Santa Maria Formosa, ed era perfetto per una serata con una buona birra in una situazione un po’ più riservata, salvo quando, ovviamente, c’erano le serate con le partite di Champions League o di rugby.

Spostandosi tra Santa Croce, San Polo e Dorsoduro, lì un po’ dove non capisci bene quando finisce un sestiere e dove ne inizia un altro, un baretto popolare di quartiere che per anni era diventato un piccolo punto di riferimento era la Latteria 2465. Lo riconoscevi facilmente per l’immagine di una mucca che capeggiava accanto all’ingresso, all’interno il bagno era pienissimo di sticker e sparsi un po’ dappertutto c’erano animaletti di plastica. Sia bar/bacaro che posto per un pranzo poco impegnativo, a livello di cucina strizzava l’occhio a qualche ricetta giamaicana, ogni tanto organizzava serate o concerti e il suo cuore era sempre popolare.
Se ci si chiedesse quale locale (nel senso di tipologia) è il cuore di Venezia la risposta non potrebbe che essere l’osteria. E una di quelle vere, veneziane dentro, rustiche ma non troppo, dove si mangia benissimo ma spendendo il giusto era l’Hostaria da Barbarigo, sull’omonima fondamenta a pochi passi dalla Fondamenta dell’Arzere e quindi da Santa Marta. Un locale piccolo, intimo, frequentato dalla gente del posto, dove, nonostante praticamente non si facesse pubblicità era sempre pieno (quel bel e famoso passaparola…). Il tutto girava attorno pesce fresco di giornata, e sostanzialmente nient’altro, con il personale un po’ ruvido ma sempre cordiale. E, ovviamente, grappetta a fine pasto offerta.

Un altro piccolo cuore della Fondamenta, un locale durato non moltissimi anni ma che, ancora, ha saputo creare una piccola comunità attorno a sé. E parliamo del Mezzopieno, o meglio “da Sandro” come dicevano tutti gli abitué. Un piccolo locale (pochi tavolini, qualche sedia) a gestione famigliare che si focalizzava sui vini di qualità e giusto qualche cicchetto per asciugare. Un bar dove si parlava in veneziano, dove il titolare se gli piacevi ti amava e se non gli stavi simpatico non si faceva problemi a fartelo capire, nascosto tra le maglie del menù, c’era anche un vino bianco a prezzo decisamente popolare per i clienti del posto. Era quasi la controparte luminosa del Profondo Rosso, e infatti i clienti spesso facevano spola tra l’uno e l’altro.
Non un bar, ma un panificio che all’epoca era tra i più conosciuti a Dorsoduro. Il Panificio Barozzi era in Campo Santa Margherita, conosciutissimo tra gli studenti ma anche tra i residenti della zona. Era il classico panificio di quartiere a gestione famigliare, dove magari prendere una pasta o una pizzetta prima di affrontare una lunga giornata nella vicina Biblioteca di Umanistica. Chiuso da ormai 11 anni, è l’ennesimo locale vittima della gentrificazione della città con gli affitti che anche per i commercianti sono ormai diventati carissimi.
E a farne spese, in questo senso, non sono state solo le piccole attività ma anche marchi storici. È il caso di Coin, il famosissimo brand di vestiti, la cui sede storica era a due passi dal Ponte di Rialto, il Salizada San Giovanni Grisostomo, a "far angolo" subito dopo il ponte. Per decenni, dal 1946, una bottega storica, punti di riferimento per veneziane e veneziani di più generazione, costretto ormai nel 2018 a chiudere i battenti.
Foto dalle vecchie pagine social dei locali.
In copertina: Ai Biliardi.
Foto del post FB: Profondo Rosso.
scritto da:
Amo la musica alternativa e trovo che negli anni Ottanta tutto fosse più bello. E amo Venezia e le sue osterie. Forse quello che mi piacerebbe di più sarebbe frequentare quelle stesse osterie, ma negli anni Ottanta