Prima ancora dei bu​rger, delle pizze e degli smash, Burzy è una lingua. Colori accesi, nomi che sembrano battute nate in una chat notturna, comunicazione senza cravatta e un’energia capace di trasformare una cena in un piccolo rito collettivo.

Dietro la facciata pop, però, c’è un’impresa costruita con metodo e una convinzione ostinata: si può partire dal Salento, andare fuori per imparare e poi tornare per creare qualcosa che funzioni. A raccontarlo è Andrea, fondatore del progetto insieme a Rodolfo, amico di una vita e compagno di viaggio imprenditoriale. A Corigliano d’Otranto Burzy conserva il sapore delle origini: quello del paese che incontra un format contemporaneo senza perdere il proprio accento. In menu convivono burger, smash e pizze, mentre lo staff è una “classe” di ragazzi che lavora, discute e cresce senza diventare seriosa.

 Burzy nasce da un locale o da un’amicizia?


«Nasce prima un’idea. Io e Rodolfo ci conosciamo praticamente dall’asilo e da adolescenti dicevamo già che un giorno avremmo fatto qualcosa insieme. All’epoca avevamo entusiasmo e pochissima struttura. Per trasformare quella voglia in un progetto serio, dovevamo prima fare esperienza». E come le grandi storie d'amore fanno dei giri immensi e poi ritornano. «Rodolfo è andato ad Amsterdam e si è immerso nel mondo della pizzeria. Io sono andato a Londra e ho lavorato tra bar e ristorazione. Partire ci è servito per vedere come funzionano realtà più grandi, come si organizza un’azienda e quanto contino i processi. Quando ci siamo ritrovati, avevamo pezzi diversi da mettere sullo stesso tavolo».

Imprenditorialità prêt-à-porter


Ma cosa contradistingue Burzy da tanti altri? «Soprattutto una mentalità. Ci piace i marketing, ci piace parlare in modo giovane e irriverente, ma dietro deve esserci una base solida. Non basta un bel logo o un video che funziona sui social. Il prodotto deve essere buono, il servizio organizzato e le persone devono sapere perché fanno una cosa. Da fuori abbiamo portato l’idea di un’azienda che cresce grazie a chi la costruisce ogni giorno».
Ma se volessimo immaginare Burzy, individuarlo in una personalità, non è certo facile anzi tutt'altro ma ci abbiamo provato. Strada facendo, si è compreso come il format proposto, il rapporto instaurato con i clienti e le persone avvicinatesi al progetto ne rappresentassero pienamente l’identità. Burzy utilizza un linguaggio diretto, senza troppi filtri, caratterizzato dall’ironia e da una certa sfacciataggine. L’irriverenza, tuttavia, non costituisce una semplice maschera comunicativa, ma rappresenta l’espressione esterna di un lavoro strutturato, attento e portato avanti con grande serietà.

E il nome?


Ci siamo chiesti come sia nato questo nome, abbiamo provato a raccontarlo, ma ogni volta non andava bene. Così abbiamo deciso di farlo dire proprio ad Andrea. «Per mesi abbiamo riempito le note dell’iPhone con centinaia di nomi. La sera ci sembravano geniali, la mattina dopo terribili. Avevamo già la mascotte e il piano di comunicazione, ma non sapevamo come chiamare il locale. Un giorno, davanti a un caffè, ho guardato Rodolfo e ho detto “Burzy”. Ci siamo incrociati con lo sguardo e abbiamo capito subito che era quello».

Menù più sostanza e meno politically correct


I nomi devono raccontare qualcosa, non solo essere un contenitore di ingredienti, ma deve anche far sorridere. “Ucalabrisi”, per esempio, nasce da un viaggio a Camigliatello e dalla calma che ci ha regalato la Calabria, ma cosa c'è dentro? Hamburger di scottona, salsa sottobosco, funghi panati, caciocavallo silano, patata mpacchiuse e 'nduja. Hanno trasformato quel ricordo in un burger. Poi ci sono nomi come “Vita Snella”, che fanno capire subito il  tono: crema di avocado, pomodorino condito, coleslow e feta. Ma cosa trova chi si siede da Burzy?
Un menu ampio, costruito ascoltando il paese e i clienti. Ci sono burger, smash, burritos, hot dog e  pizze con un impasto dedicato a Burzy, leggero e digeribile, ma coerente con  stile. «Ci piace un cibo generoso, molto goloso, anche un po’ “porco”, ma genuino. Non vogliamo copiare il fast food americano: prendiamo la velocità di quel formato e la riempiamo con attenzione per freschezza e qualità». Senza dimenticare il Lurdytos con carne di scottona, wurstel, patatine fritte, cheddar e bacon.

Dietro il panino esagerato c’è parecchia disciplina.

«Dire “usiamo prodotti freschi” è facile, farlo davvero è complesso. Significa organizzare gli acquisti, lavorare bene sulle quantità e, quando un prodotto finisce, avere il coraggio di non servirlo più». Esempio? il cavallo di battaglia: Threesome, tre filetti di pollo marinato, panato di cornflakes super cruch. 

Uno, due, tre, quattro cento passi

Il cliente vede più locali, Lecce, Martano, Corigliano e Otranto. Che cosa non vede? «Non vede i mesi di pianti, i sacrifici, le notti in cui vai a dormire alle nove del mattino, ma ogni apertura nasce anche da ciò che abbiamo deciso di reinvestire. Fare impresa è duro, però le soddisfazioni ti danno l’energia per affrontare il passo successivo».

Visione imprenditoriale ma non solo. A dare forza è stato anche lo staff.


«Quando è arrivata la possibilità di aprire il pop-up di Otranto eravamo reduci da mesi impegnativi per Lecce. La prima reazione è stata: siamo sicuri? Poi sono stati i ragazzi a dirci “facciamolo”. Patrick, in particolare, ci ha trasmesso sicurezza. Lì abbiamo capito che non eravamo più soltanto io e Rodolfo con una buona idea: avevamo una struttura e persone capaci di condividere il sogno». Ma ciò che più colpisce è che Burzy non sia una famiglia ma una classe delle superiori: c’è il secchione, il ritardatario, quello che fa ridere tutti e quello preciso. La cosa importante è cooperare. Ogni tanto ci scappa il litigio ma sarebbe falso dire il contrario.

In un territorio segnato dalla stagionalità, come si trattengono i ragazzi?

«Provando a dare continuità. Il nostro obiettivo non è prendere persone per l’estate e salutarle a settembre. In inverno confermiamo i ragazzi e cerchiamo nuovi progetti, così ognuno può trovare spazio. La soddisfazione più grande è vedere persone che diventano autonome, comprano una macchina, vanno a convivere o costruiscono una famiglia. Lì capisci che l’azienda non sta creando valore soltanto per sé». Andrea e Rodolfo sono partiti e poi tornati con il Salento nel cuore. «Partire può essere fondamentale. Io sono andato via a diciotto anni e ho sofferto la distanza dagli amici, dalla famiglia e da questa terra».

Rilancio del territorio

Sempre più giovani curiosi, concentrati e disposti a fare sacrifici per imparare racconta Andrea. «A Corigliano ci fermiamo spesso a parlare con loro e percepiamo una scintilla: molti vogliono provare a restare o immaginano il ritorno. Noi vogliamo tenere aperta quella porta».

Il futuro di Burzy ha ancora fame?

«Tantissima. Non ci interessa aprire locali soltanto per dire che ne abbiamo aperto un altro. Vogliamo costruire un’identità vera, dare spazio alle persone e creare qualcosa che rimanga. Burzy deve essere divertente per chi entra, serio per chi ci lavora e utile al luogo in cui nasce».

Burzy Lecce - Viale Francesco Lo Re, Lecce. T: 3793656249
Burzy Corigliano - Piazza Vittoria, 69, 73022 Corigliano d'Otranto (LE). T: 3761604498

Burzy Otranto - Viadotto Idro, 10 - Otranto (LE). T: 3793936869
Burzy Martano - Via Giuseppe Mazzini, 1 - Martano (LE). T: 3533990507

Le foto sono realizzate da BeHastag

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  • Burzy

    Viale Francesco Lo Re, Lecce (LE)

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