Cortina Summer Party '26: un ritorno alle origini con la magia di sempre

Pubblicato il 27 agosto 2026

Cortina Summer Party '26: un ritorno alle origini con la magia di sempre

Sui prati di Cadin, sabato 22 agosto, con le Tofane a fare da quinta scenografica, Cortina d'Ampezzo ha consumato il picnic più atteso della sua estate. Ventidue stand, altrettante cucine, un'unica regola: nessuna regola. A vincere era chi riusciva ad assaggiare tutto senza dover poi allentare la cintura del vestito tirolese.
Per la 17ª edizione, l'agenzia Red Squirrel Events, ha intrapreso la strada meno ovvia: anziché crescere ancora, Erica e Alvise Zuliani hanno deciso di "tornare indietro". Meno ospiti, più intimità, e un trasloco all'Agriturismo Jaegerhaus Ghedina, locus amoenus che pare fatto apposta per raccontare l'estate ampezzana senza doverla spiegare, tra fieno appena tagliato e legno scaldato dal sole.
Questa è stata la scommessa dell'edizione 2026: dimostrare che un evento può crescere anche rimpicciolendo, se a guadagnarci è la qualità dell'esperienza.

Un cambio di scala, non di identità

Già arrivando, poco dopo mezzogiorno, si respirva subito che qualcosa era cambiato rispetto alle ultime, affollate edizioni di Socrepes: spazi più raccolti, geografia meno divisiva, tempi più lenti. Ma la formula è rimasta quella di sempre, senza percorsi obbligato né sequenze imposte. Gli chef a presidiare i propri stand a cielo aperto, tra fumi che si alzavano dalle griglie e profumi che si rincorrevano da un banco all'altro, con gli ospiti a muoversi come volevano, componendo la degustazione a istinto, curiosità e — diciamolo — un po' di sano opportunismo gastronomico.
Dal canto suo, il fienile ristrutturato per l'occasione, con le travi a vista e le luci calde, restituiva quell'atmosfera sospesa tipica di certe sere di montagna, quando il caldo del giorno lascia il posto a un'aria più leggera. La disponibilità degli spazi coperti, fortunatamente poco utilizzati, ha comunque garantito che la giornata filasse liscia a prescindere dalle bizze del meteo dolomitico, mai troppo lontane da queste parti nemmeno in agosto. Del resto, bastava alzare lo sguardo verso Pomagagnon e Sorapis, per ricordarsi quanto in fretta possa cambiare il tempo qui, in pieno patrimonio Unesco.

Un menu tra Dolomiti e Mediterraneo

Più che un menu a tema, quello che si trovava girando tra gli stand era un mosaico: una "brigata diffusa" di chef, ognuno chiamato a interpretare la giornata a modo suo, senza un filo conduttore dichiarato. Cucina dolomitica e Mediterraneo finivano per convivere fianco a fianco: il classico accostamento che farebbe storcere il naso a tanti puristi della domenica - e leoni da tastiera -, ma godere e sorridere chiunque altro.


Tra i banchi di pesce e le proposte vegetali, da menzionare il tostino di gamberi con maionese alla senape del Ristorante Marcandole (Roberto Bardella), il salmone marinato alle barbabietole con tzatziki di robiola dell'Hotel Cortina (Gianluca Beltramini), il cavolfiore fritto in stile coreano del Cocun Cellar Restaurant (Paul Halmagean). Ma è stata l'anguria in osmosi con tartare di ricciola dello Chalet Franz Kraler - Moritzino a formare le code più nutrite: un piatto che giocava sul contrasto tra la freschezza quasi liquida del frutto e la sapidità del pesce, capace di far sembrare naturale un abbinamento che sulla carta suona quasi un azzardo.


Sul fronte pizza e primi, Da Ezio - Denis Pizza (Denis Lovatel) proponeva una fragrante margherita agrumata con ricotta d'alpeggio e zest di limone, mentre la Trattoria Dalla Libera (Andrea Stella) rilanciava con un panzerotto di patata, mascarpone e liquirizia abruzzese, che si scioglieva in bocca. Il Ristorante Tivoli (Graziano Prest) giocava la carta della freschezza con una calamarata fredda con tartare di pesce nobile, perfetta per l'ora più calda del pomeriggio, mentre Yard Restaurant - Lallier (Jacopo Natale) abbinava i paccheri ai tre pomodori a un calice di Champagne Lallier, giusto a ricordare che di picnic si trattava, sì, ma in grande stile.


Curioso, poi, il confronto tra due letture parallele dello stesso ingrediente: Il riso Carnaroli dell'Hotel Ancora (Andrea Chivetto), con pomodoro e stracchino al forno, e quello del Ristorante Alajmo (Mattia Barni), con ortiche e limone marocchino: due strade opposte partite dallo stesso punto, quasi un piccolo esperimento di degustazione comparata capitato per caso in mezzo a un prato. A completare il giro, lo gnocco di robiola dell'Hotel de Len, morbido e quasi vellutato, la guancia di manzo brasata all'amarone dell'Antica Bottega del Vino, con quella nota scura e avvolgente tipica dei brasati lunghi, e la crema di edamame con gamberi in tempura del Ristorante Fvsion, croccante e verde come solo un piatto pensato per l'estate sa essere.


A chiudere, tre dolci mettevano a dura prova ogni buon proposito: il Kaiserschmarrn del Ristorante El Brite de Lariéto (Riccardo Gaspari), servito caldo e profumato di burro e zucchero caramellato, i cubetti di SacherTorte del Faloria Mountain Spa Resort (Giovanni Gagliardo), scuri e lucidi come vuole la tradizione viennese, e il gelato in stecco, a forma di cuore della Pasticceria Embassy (Alberto Bisio) — lampone, cioccolato, pistacchio, mango —, sollievo perfetto per chi cercava un po' di frescura.
Ad accompagnare il tutto, una carta beverage ampia tra vini, Franciacorta, birra e distillati, curata da Enoteca Cortina, Bellavista, Cortina Bevande, Tenuta Venissa, Ferro Wine e Bepi Tosolini: bollicine scoppiettanti nei calici, mentre il sole girava fra scorci di cielo e cucuzzoli rosa.

Dress code, premiazioni e beneficenza

La giornata partiva alle 12.30, con gli ospiti distribuiti tra gli stand e gli spazi dello Jaegerhaus. Alle 15.00 giungeva il momento più atteso da chi si era preparato con cura: la premiazione dei migliori outfit tirolesi, legata al dress code "picnic tirolese" ormai parte dell'immaginario dell'evento. Cappelli con la piuma, gilet ricamati, camicie a fiori e più di qualche calzettone indossato con orgoglio danno vita a una sfilata informale tra i tavoli, che strappava sorrisi anche a chi guardava da lontano. A giudicare i look più riusciti, una giuria composta da Beatrice Niccolai, presidente e amministratrice delegata di Gruppo Beyfin Spa — quest'anno alla soglia dei 70 anni di attività — e da Camilla Tavassi, habitué di Cortina e del Summer Party.


A seguire, la lotteria di beneficenza a favore dell'associazione Never Give Up, con un montepremi che spaziava tra montagna, ospitalità, ristorazione e vino: agli sci Atomic Limited Edition ai pettorali ufficiali di sci alpino Milano Cortina 2026, da cene degustazione a bottiglie e premi a tema firmati dagli sponsor della giornata.
Dalle 16.00, mentre la luce si faceva più dorata e le ombre si allungavano sui prati, l'After Party sulla terrazza dell'Agriturismo Jagerhaus chiudeva la giornata: chi a ballare, chi a chiacchierare con un calice in mano, chi a concedersi saggiamente un ultimo bicchiere guardando ogni cosa cambiare colore. Zero fretta di andare via: al Cortina Summer Party il tempo sembra rallentare apposta per lasciare spazio perenne all'ultimo brindisi, che però non arriva mai...

Una magia che si rinnova

Insomma: rispetto alle roboanti edizioni viste e raccontate nei primi anni '20, è cambiata la misura, certo non lo spirito. Tra il profumo di fieno, gli animali al pascolo, gli stand soleggiati e la terrazza accesa dalle prime luci della sera, il Cortina Summer Party ha ritrovato quest'anno il proprio respiro delle origini, senza perdere nulla della sua vocazione più autentica: mettere allo stesso tavolo — o meglio, sullo stesso prato — cucine lontane tra loro, lasciando che ogni ospite dipingesse  la propria estate ampezzana, piatto dopo piatto.
Un formato più raccolto, si è capito, non comporta alcuna rinuncia: significa solo scegliere con più cura cosa valga la pena ricordare.
Appuntamento ora alla 18ª edizione, tra le montagne più belle del mondo.



Foto party: Laura Riva
Foto piatti: Diego Andion
Copertina: Alvise Salice

 

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scritto da:

Alvise Salice

Con lo pseudonimo di Kintor racconto da anni i miei intrattenimenti. Sport e hi-tech gli amori di gioventù; mentre oggi trovo che viaggiare alla ricerca di culture, gusti e sapori della terra sia la cosa più bella che c'è. O magari la seconda, via.

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