A distanza di qualche mese siamo nuovamente tornati a trovare Manfredi Gioffrè: volto, braccia, testa, parole – soprattutto parole – e cuore di Hostaria degli Anzoi, che ha trasformato il locale di famiglia nell’estensione del proprio braccio e delle sue passioni.

Lui, uscito fuori da un’altra epoca insieme alla sua osteria, resta una tappa obbligata per chi nella cucina non cerca solo bontà e ricerca, ma anche la sensazione di essere un ospite prima di un numero, compagno di un attimo prima che cliente.
Manfredi infatti nella ristorazione ci cade quasi per caso seguendo le orme della madre (a lei si deve l’estetica incredibile del locale), scegliendo però di farlo a modo suo e portando con sé un passato – e pure un presente – di studio e lavoro nel mondo della comunicazione, sua grande passione.
Intervistarlo è da anni un'operazione tanto complessa quanto semplificata: sa già dove vuole arrivare, come vuole farlo e soprattutto come fartelo fare. Questa intervista insomma, come tutte le altre, è un “a tu per tu” tra Manfredi e Manfredi; noi ci siamo limitati a registrare le parole.

Manfredi, dicci, come stai? 


Guarda, in questo preciso momento in cui ho appena finito di fare una pentola di baccalà mantecato pre-servizio, con una cucina la cui temperatura ha quasi raggiunto quella del centro della Terra, beh... mi sento un po’ provato, ecco. Se invece la domanda vuole indagare il mio stato di salute e positività in una gestione più ampia, allora sto molto bene: il locale gira bene e la stagione estiva sembra iniziata alla grande, con un buon incremento di clientela che decide di sceglierci.

La tua è una hostaria, con la “a”. Come la racconteresti a chi non ci ha mai messo piede dentro? 


Questa è veramente una domanda complessa, perché mi richiede non poco sforzo raccontare cosa sia veramente questo posto. Quattro mura che raccontano molto di me e della mia famiglia, ma anche e probabilmente soprattutto delle nostre tradizioni padovane e venete, con non poche incursioni veneziane, visto che è da lì che arriva parte del mio sangue. Negli anni quello che ho provato a fare è stato svecchiare il format di hostaria, senza per questo snaturarne l’essenza: piatti abbondanti e cucina sincera, uniti a qualche chicca “moderna” quando posso e a degli ingredienti che non per forza devono limitarsi al Nord Italia, anzi. D’altronde, la parte calabrese che ama la 'nduja è decisamente evidente.

Piatti sinceri e ricette della tradizione sì, ma tu resti comunque un giovane oste che ama sperimentare, dentro e fuori la cucina…


Assolutamente sì. Per me provare sempre qualcosa di nuovo, pur rimanendo fermamente radicato nelle tradizioni culinarie venete e non solo, è importantissimo perché mi permette di misurarmi, di testare e, perché no, anche di divertirmi, stimolandomi al cambiamento che male non fa mai. Anche nel mio essere oste non posso fare a meno di essere un ragazzo di trent’anni appassionato di questo lavoro e delle relazioni umane; cerco di portarmi tutto questo addosso ogni pranzo e ogni sera, perché credo contraddistingua me come persona in primis e poi anche come figura professionale. Di conseguenza, credo che questo renda Anzoi unico nel suo genere.

In quest’ultimo anno la sperimentazione ha portato ad una nuova certezza made in Anzoi: il cocktail 


Galeotto fu l’incontro con Gioele Corsini, all’epoca barman di un noto cocktail bar del centro città che sono solito frequentare. Non dico sia stato amore a prima vista perché sarebbe fuorviante, ma la sintonia professionale e personale è scoccata subito. Lui cercava una possibilità, io qualcosa di nuovo da proporre: il resto è stato fisiologico, come capita poche volte.


Oggi Gioele ha la piena gestione della bottigliera, che sceglie e mescola a suo piacimento a seconda del menù che proponiamo. Io ho un amico in più qui dentro, ma anche un prezioso alleato in sala e una mano incredibile al bancone. I clienti, invece, hanno la bellissima possibilità di associare ai nostri consueti piatti quella chicca in più, perché ogni cocktail è pensato per sposarsi con un ingrediente.

Il tuo preferito oggi? 


Si chiama “Bloody Franco” ed è un omaggio al Bloody Mary ma anche alle mie origini calabresi: limone fresco, pomodoro, ‘nduja, Worcestershire sauce, sale, pepe, mezcal.

Hostaria degli Anzoi 
Via Scavi, 15 - Montegrotto Terme (PD)
Telefono: 3881807115

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